Stefania Cantarelli

 

 

 

 

 

Ste­fa­nia Cantarelli

Nasce a Verona dove ini­zia gli studi di danza clas­sica. Nel 1982 entra a far parte del corpo di ballo della Fon­da­zione Arena di Verona allora “Ente Lirico”, par­te­ci­pando al Festi­val are­niano e alle tra­sferte di Dort­mund (Lago dei Cigni) e Vienna (Aida).
Nel 1983 danza il ruolo fem­mi­nile prin­ci­pale in Lau­des Evan­ge­lii coreo­gra­fia di G. Car­bone. Negli anni seguenti danza ruoli soli­stici in Sin­fo­nia in RE (Cor. Y. Kilian), Giù nel nord (Cor. M. Ek), Giselle, Il Figliol pro­digo, La monaca di Monza, La strada (cor. Mario Pistoni), Mario e il Mago (cor. L. Mas­sine). In que­sti anni lavora come soli­sta anche presso il Tea­tro Regio di Parma e La Fenice di Venezia.

Nel 1986 diventa sta­bile presso l’Arena di Verona e danza come prima bal­le­rina in Con­certo Barocco di Balan­chine. Sem­pre come prima bal­le­rina, nell’estate 1987, danza nell’opera Aida e nello Schiac­cia­noci. Suc­ces­si­va­mente con­ti­nua a dan­zare ruoli soli­stici come La Strada (cor. M. Pistoni), La Sil­fide (di P. Lacotte), La Giara (U. Dell’Ara), La Figlia di Iorio (M. Morricone).

Nel 1989 viene nomi­nata soli­sta per meriti arti­stici.
Dan­za­trice ver­sa­tile con­ti­nua a bal­lare come soli­sta e spesso come prima bal­le­rina sia nel reper­to­rio clas­sico che in quello neo­clas­sico e con­tem­po­ra­neo. Da ricor­dare Morte a Vene­zia (cor. F. Flynt) prima mon­diale al Tea­tro Filar­mo­nico di Verona a fianco di R. Nure­jev, Giselle (cor. Ripresa da G. Car­bone), Catulli Car­mina (cor. J. Butler), Romeo e Giu­lietta (cor. L. Gay), Pul­ci­nella (cor. M. Mor­ri­cone), L’Anfiparnaso (cor. M. Bigon­zetti), Peer Gynt – Rap­sody in Blue (J.L. Spinks), Sogno di una notte di mezza estate (F. Ven­tri­glia), Sogno di una notte di mezza estate (A. Men­dez), Masche­rata Vene­ziana – La Tem­pe­sta (F. Mon­te­verde), La Signo­rina mae­stra e il tep­pi­sta – Anto­nio e Cleo­pa­tra (L. Bouy), Il Pupazzo di Neve – Minia­ture – Light Fan­dango – Romeo e Giu­lietta – Il Prin­cipe Rama – Entre dos Aguas (R. North), Il Cap­pello a tre punte – Romeo e Giu­lietta (A. Amo­dio), Schiac­cia­noci (J. Rus­sillo), Le Sil­fidi (Fokine), Il Museo dell’Opera – Aida (S. Egri), Petrou­chka (G. Urbani), il Tali­smano – La Gitana (P. Chal­mer), Sogno Veneto di Sha­ke­speare — La Vedova alle­gra – Viag­gio in Ita­lia – Tra­viata – Alma Latina (M.G. Garo­foli), Cop­pe­lia (R. Fascilla), Cop­pe­lia, Lago dei Cigni, Giselle, Bella Addor­men­tata, Don Chi­sciotte, Cor­saro (cor. di reper­to­rio), Spar­ta­cus (Y. Vamos), L’opera da tre soldi (M. Piazza), La bot­tega fan­ta­stica (M. Levaggi).
Nell’arco della sua lunga car­riera presso l’Arena di Verona, par­te­cipa a tutte le tra­sferte nazio­nali ed inter­na­zio­nali sia di opere che di bal­letto per citarne alcune Roma, Bol­zano, Bari, Vene­zia, Torino, Reg­gio Cala­bria, Sira­cusa, Vignale, Bas­sano, Cata­nia, Trie­ste, Reg­gio Emi­lia, Terni, Padova, Vicenza, …
Egitto, Giap­pone, Sud Ame­rica, Austria, Ger­ma­nia, Sviz­zera.
Ha lavo­rato sotto la dire­zione del Ballo di Carla Fracci, Giu­seppe Car­bone, Mario Pistoni, Pierre Lacotte, Geremy Leslie Spinks, Robert North, Roberto Fascilla, e sotto la guida di Mai­tre de Bal­let di fama inter­na­zio­nale quali G. Pope­scu , T. Gran­zeva, M. Mes­se­rer, S. Mes­se­rer, Vino­gra­dova, Low­sky, Strai­ner, Damia­nov, Tra­ya­nova, Lit­vi­nov, Valcu, Vin­tyla, Scel­lino, Bal­kan, Ter­sav­vori, Beso­bra­sova …
Durante il suo per­corso arti­stico si avvi­cina alla coreo­gra­fia per il secondo Work­shop coreo­gra­fico pro­mosso dall’Arena di Verona e crea “White Drops”, in seguito “Akta” assolo creato per Ales­sia Gel­metti, prima bal­le­rina dell’Arena di Verona. Col­la­bora con l’Associazione Kai­ros creando le coreo­gra­fie di “Gesù figlio dell’uomo” sacra rap­pre­sen­ta­zione andata in scena al Bat­ti­stero del Duomo di Verona. Ad oggi l’insegnamento diventa un mes­sag­gio di comu­ni­ca­zione di un baga­glio acqui­sito e soprat­tutto la ricerca della per­so­na­lità dell’allievo nella sua tota­lità, nella pro­fonda con­vin­zione che, pur rispet­tando canoni este­tici e tec­nica, la danza è un’arte e tale deve rimanere.